
È ancora tempo di spendere qualche parola sull’esperienza della didattica a distanza, nella speranza che, a conclusione di quest’anno, essa rimanga negli annali della scuola italiana, augurandole con tutto il cuore un riposo eterno!
Cosa resta di questo ultimo tempo scolastico? Poco. Sono passate tre settimane dalla fine delle video lezioni e la sensazione è quella di aver visto passare sulle nostre teste un uragano ed ora, nella leopardiana quiete dopo la tempesta, è tempo di rimettere in ordine le idee su quanto vissuto.
Molte persone in questi mesi mi hanno chiesto come stava andando questa esperienza. La chiusura anticipata al 4 marzo delle scuole è stato quanto di più inaspettato e devastante si potesse vivere; nessuno poteva ipotizzare ciò che è accaduto. È stato un periodo duro per tutti, sotto molti aspetti: siamo stati inermi spettatori di troppi decessi e troppa sofferenza vissuta a distanza come la didattica.
La frase che i miei alunni hanno pronunciato maggiormente in questo tempo è stata: mi manchi. Lo abbiamo detto un po’ tutti: ad un parente, ad un amico, ad un amore lontano, agli insegnanti. Si è percepito il dolore di questo distacco anche da una realtà – quella scolastica – spesso poco valorizzata nei momenti della presenza e che, invece, abbiamo scoperto importante per i valori che porta in sé: l’istruzione, l’incontro tra studenti e insegnanti, l’aspetto umano di una didattica che si fa emozione e prende vita attraverso le relazioni tra docente e discente.
Nel periodo della didattica a distanza ho visto quanto i docenti si sono impegnati; anche gli insegnanti meno motivati hanno risposto al richiamo della scuola lavorando e sforzandosi di imparare velocemente qualcosa per cui nessuno era pronto. Molti non avevano dimestichezza con i mezzi informatici perciò i corsi di aggiornamento e formazione dei docenti dovranno puntare, nel prossimo futuro, all’acquisizione di competenze informatiche che possano affiancare la didattica tradizionale.
Tra gli insegnanti di religione ci sono stati alcuni che hanno abbandonato i manuali di teologia per seguire corsi su come preparare dei video didattici, offrendo materiale prezioso spesso con risultati sorprendenti. Internet è stata una risorsa dal punto di vista sociale da cui poter attingere e condividere tanto materiale.
Un bilancio
Tracciando un bilancio non mi sento di affermare che sia stata un’esperienza positiva, tutt’altro. Andrebbe sottolineato che la didattica a distanza ha svantaggiato molti studenti che, per motivi socio economici, non sono riusciti a seguire e a collegarsi con i propri insegnanti; la scuola non deve lasciare indietro nessuno e il diritto allo studio è imprescindibile.
Come si tornerà? È un’altra delle grandi domande a cui non si riesce ancora a trovare una risposta. Non c’è un piano che abbia una validità concreta, che vada al di là delle fantasiose ipotesi della nostra eccentrica ministra. Il nostro è un Paese dai ritardi perenni, che reagisce solo davanti alle sciagure: crolla un ponte e partono i controlli sui ponti ancora in piedi, un terremoto fa cadere le abitazioni e si parla di costruzioni antisismiche, un’epidemia fa chiudere le scuole e ovviamente emergono i problemi fino a quel momento ignorati.
Non si riesce a tracciare un piano concreto per la riapertura perché le strutture delle nostre scuole, vetuste e trascurate, non lo consentono; si è parlato di “classi pollaio”, istituti non a norma di sicurezza, classi piccole, alta età media degli insegnanti, scarso personale ausiliare. È auspicabile che la nostra politica sia proiettata verso un reale progresso e non ad attuare misure di contenimento nella speranza che vada tutto bene. Nessuno dei governi futuri potrà tagliare ancora sulle spese per la sanità e l’istruzione.
A conclusione di questo periodo faticoso per tutti restano vive le speranze di poter tornare a scuola. È giusto trarre degli insegnamenti anche dalle esperienze negative e questa didattica a distanza, in qualche modo, ci ha mostrato alcuni aspetti nuovi del nostro lavoro. Ci ha mostrato, per esempio, come sono realmente le insegnanti dei nostri figli, al naturale, struccate e senza parrucchiere. Abbiamo visto qualche occhiaia, qualche ruga in più, qualche capello bianco… insomma si sono mostrate a studenti e famiglie così come si svegliano al mattino! Gli studenti, solo una volta ritornati a scuola e riconosciute le loro insegnanti per come le hanno sempre viste, potranno lasciarsi alle spalle questa esperienza e tornare a vivere la scuola per quel che è: un incontro ravvicinato.
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